Il consumo di carne è sostenibile?

Il consumo di carne è sostenibile? Sì! E vi spieghiamo come e perché...

86534944.jpg
86534944.jpg

I consumatori, grazie al moltiplicarsi delle fonti di informazione e dei nuovi media, nonché dell’aumentata attenzione alla relazione tra salute, rispetto per l’ambiente e alimentazione, sono diventati molto più consapevoli, curiosi, "istruiti" e sensibili all’argomento. Tuttavia, allo stesso tempo e allo stesso modo, sempre attraverso i tanti molteplici mezzi di comunicazione, stanno conoscendo una rapida diffusione una serie di "bufale" o informazioni distorte, che è arrivato il momento di stroncare.

Abbiamo già trattato in altri post quanto sia infondata la diretta relazione tra tumori e consumo della carne (leggi qui), riportando le dichiarazioni dell'illustre professor Veronesi che sconfessano il fatto che la carne, a prescindere, sia dannosa per la nostra salute.

Ma veniamo all'argomento di oggi, con cui andiamo a sfatare anche l'altro "falso mito" secondo cui la produzione di carne è dannosa per l'ambiente. Ovvio che potrebbe esserlo, come per ogni altro prodotto dei cosiddetti paesi industrializzati, ma, generalizzare è un'estremizzazione pura.

 

La nostra produzione rispetta i ritmi della natura

 

Senza negare che in determinate realtà industriali la produzione possa essere dannosa per l'ambiente e per la qualità di vita degli animali; fatte le dovute premesse che la scelta di Jubatti è di produrre in un ambiente incontaminato, di rispettare gli animali e la natura, scegliendo ritmi produttivi e soluzioni a basso impatto; veniamo a sposare la tesi che il giusto consumo di carne porta benefici, e non danni, alla nostra salute, tantomeno all'ambiente.

Quindi la carne può essere sostenibile? Sì. Infatti, gli impatti ambientali di un chilogrammo di carne restano di ordini di grandezza superiori a quelli di un chilo di verdure. Basta un semplice confronto con altre tipologie di produzione alimentare e si spiega il perché.

#Facciamoiconti

E' opinione ormai diffusa che una dieta priva di carne porta ad avere minori emissioni di CO2 equivalente. Ma non è proprio così. I cibi hanno tipologie di consumi e di produzione altamente differenziate. Quindi, se paragoniamo le emissioni di CO2 dei diversi alimenti, il risultato è che gli alimenti che causano basse emissioni, come frutta e verdura, hanno un consumo assai frequente e quindi la CO2 risultante equivale a quella di alimenti con un maggiore valore di emissioni, il cui giusto consumo è ridotto a 2-3 volte la settimana, come le carni. Per ridurre la propria responsabilità nelle emissioni di CO2, dunque non è necessario eliminare completamente dalla propria dieta i prodotti di origine animale.

#Oltreleideologie

Con un minimo di informazione qualificata si può andare oltre le ideologie e l'informazione commerciale indotta. Per il rispetto della natura, degli animali e della propria salute basta considerare che viviamo in un modo le cui risorse sono limitate, e vanno perciò rispettate il più possibile, e imparare a scegliere i produttori che rispettano le leggi emanate dall’Europa e che magari, come Jubatti, scelgono di sottoporsi a disciplinari ancora più rigidi! (Qualità e Certificazioni: leggi qui!)

FONTE E SPUNTI DI RIFLESSIONE: ilfattoalimentare.it - Andrea Bertaglio

Commenti

Scrivi la risposta a questa domanda: 8 + 8?
Non ci sono commenti